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Prodotti Tipici Cilentani

Prodotti Tipici Cilentani  

Olio d`Oliva

Stando a quanto ci è stato tramandato, fu intorno al XVI sec a.c. che i Fenici introdussero la coltivazione dell`albero di olivo. L`olivicoltura si affermò prima a Cipro, poi in Asia Minore, ma ebbe straordinaria fortuna in Grecia. Il mito ellenico racconta che Atena, in gara con gli altri dei per offrire un dono utile all`umanità creò l`olivo e che Zeus decretò la sua vittoria. Studi confermano che il primo olivo della storia dell`uomo, il cosiddetto “olivo di Platone,” si trovi nei pressi di Atene e che la sua anzianità sia pari a due millenni e mezzo.

Quest`albero ha contraddistinto e abbellito il paesaggio del Mediterraneo già dai tempi della Repubblica Romana, motivo per cui ancora oggi, in Italia, ve ne sono moltissimi esemplari, ma sono soprattutto le regioni centro-meridionali ad esserne ricche.

Oggi l’olivo è ampiamente coltivato in tutta Italia, con ben 23 DOP ed una Igp. In Campania, ad esempio, l`olivo domina sia le alture sia le zone più prossime al mare e la zona Cilentana sembra essere la più produttiva, rigogliosa come è di oliveti, che si sposano bene con la vegetazione circostante, al punto da armonizzare geografia, storia, mito e cultura del mediterraneo. Il frutto di questa coltivazione, di conseguenza, costituisce il pilastro della dieta mediterranea, il fondamento della cucina italiana, il difensore della nostra salute contro le malattie cardiovascolari, come afferma il fisiologo Ancel Keys. Naturalmente stiamo parlando dell’olio extra-vergine di oliva, alimento che entra prepotentemente in tutti i piatti della tradizione contadina. I suoi effetti benefici sull`apparato circolatorio sono dovuti all`assenza di manipolazioni chimico-fisiche, perchè si estrae semplicemente dalla pressione e dallo schiacciamento delle olive. Unico olio prodotto dal frutto e non dal seme, è il principale ingrediente per condire insalate o anche solo per insaporire una fetta di pane abbrustolito e caratterizza i piatti tipici mediterranei. Nella preparazione delle pietanze a caldo dovrebbe essere l’unico grasso ad essere usato, in quanto è il solo a non degradarsi con il calore.  Culturalmente è la filosofia delle crudità meridionali contro i piatti settentrionali cucinati con burro.

Olio extravergine e aspetti terapeutici

Quello che Omero chiamava “oro liquido” ha ricoperto nei secoli una notevole funzione terapeutica, riconosciuta, empiricamente, dalla tradizione mediterranea, ma, solo nel 1200 codificata dalla Scuola Medica Salernitana fino ad affermarsi definitivamente, ai giorni nostri, con la ricerca scientifica.

L’olio extra-vergine d’oliva si impone per le sue eccezionali caratteristiche di resistenza al calore, che ne fanno l’unico olio in grado di arginare fenomeni ossidanti e di limitare l’invecchiamento cellulare. Contrariamente agli altri oli, estratti da semi e ricchi di grassi polinsaturi e, a differenza del burro, ricco di grassi saturi, (facilmente degradabili dal calore e mal tollerati da tutti gli organi del processo digestivo) l’olio di oliva è il solo capace di ridurre l’impatto di condimenti a caldo, svolgendo contemporaneamente un’azione di “pulizia” del sangue. Da una parte, l’acido oleico, di tipo monoinsaturo impedisce l’assorbimento intestinale dell’alimento, diminuendo l’incidenza del colesterolo totale e dei trigliceridi, dall’altra, contribuisce allo smaltimento del colesterolo HDL, responsabile dei problemi ischemici e ipertensivi. Inoltre, l`olio d`oliva, rendendo più fluido il sangue, abbassa i rischi di trombi e coaguli, assumendo una funzione a metà strada tra l’alimento e il medicinale.

I piatti conditi con l’olio extravergine d’oliva oltre a favorire gli stimoli secretori e a garantire una migliore digeribilità, presentano un’eccellente tolleranza gastrica e intestinale. La composizione dell’olio extravergine ha un effetto protettivo sulle arterie, sullo stomaco e sul fegato. Inibisce la secrezione della bile e previene la formazione di calcoli biliari, per questo i casi di litiasi biliari sono minori nelle regioni con alto consumo di olio d’oliva.

I Legumi

Nel Medio Evo, l`Europa intera era a rischio di spopolamento a causa dell`alta mortalità, dovuta a una serie di epidemie. In particolare i ceti poveri, nutriti male, erano nell`impossibilità di procurarsi cibi come la carne, uno dei pochi alimenti in grado di fornire proteine indispensabili a garantire le necessarie difese a organismi debilitati. Solo a partire dal X secolo, la diffusione della coltura dei legumi ha cominciato a contribuire al miglioramento della salute della collettività, rendendola più resistente alle malattie e consentendo così al nostro continente di ripopolarsi in breve tempo. Dal XVI secolo in poi, con la scoperta del Nuovo Mondo e la conseguente importazione in Europa di prodotti agricoli di quelle terre, sono arrivati anche i fagioli. Senza i fagioli, la popolazione europea non sarebbe raddoppiata in pochi secoli.

Per legumi si intendono i semi commestibili (singoli o multipli) delle piante della Famiglia delle Leguminose. Costituiti da due valve (baccello) che si aprono a maturità lasciando liberi i semi, i legumi sono, tra gli alimenti vegetali, i più ricchi di sostanze proteiche e quelli che vantano le proteine di migliore qualità.

Essi vengono consumati sia allo stato fresco che allo stato secco. Ovviamente i legumi freschi, rispetto a quelli secchi, hanno un contenuto di acqua molto superiore (dal 60 al 90% contro il 10- 13%), e quindi, a parità di peso, un contenuto proteico e glicidico inferiore, ed anche un valore calorico più basso.

I legumi di maggior uso alimentare e più diffusi in Italia sono: fagioli, piselli, lenticchie, ceci e fave. Altri semi delle Leguminose ma meno importanti, sono le cicerchie, i lupini, le arachidi (utilizzate per l`estrazione dell`olio e nella industria dolciaria) e le carrube.

I legumi (soprattutto fagiolini e piselli) vengono preparati anche in conserva, e ciò permette di avere a disposizione questi gustosi prodotti anche fuori stagione e nelle zone in cui manca una produzione locale.

I legumi non dovrebbero mancare nella dieta quotidiana, sia freschi che secchi, ed i più conosciuti:

fagioli, ceci, piselli e lenticchie, sono quanto di più comune siamo abituati a trovare sulle nostre tavole. Questi prodotti, infatti, sono parte della tradizione gastronomica italiana, appartenendo alla "cucina povera": solo perchè gli ingredienti costano poco, non certo perché siano poveri di gusto o di proprietà nutritive. L`Italia contadina, fino agli anni Cinquanta, ha vissuto di legumi, prevalentemente cucinati in minestra, da soli o tutti insieme, perché alimenti carichi di proteine.

Tutti gli studi in proposito confermano la presenza nei legumi di un elevato valore energetico, un alto contenuto dì vitamina B, di ferro e di calcio. Inoltre, il carico di proteine dei legumi freschi è dei 6-7% dei totale, mentre in quelli secchi è tra il 20 e il 25%.

Principalmente allo stato secco, i semi di leguminose contengono una discreta quantità di fosforo ed anche (sebbene parzialmente legata e quindi non del tutto disponibile per l`assorbimento) di calcio e soprattutto di ferro, uno dei principi nutritivi più scarsamente presenti negli alimenti.

I legumi vanno cotti a lungo, in quanto contengono dei fattori antidigestivi che impediscono la digestione del prodotto crudo. Il calore, però, distrugge questi fattori rendendo digeribili e assimilabili i legumi. I legumi secchi devono essere tenuti a bagno nell`acqua una notte prima di esser cucinati. Alcuni sostengono che l`aggiunta di 1/2 cucchiaino di bicarbonato all`acqua li ammorbidisca e accorci i tempi di cottura, sottraendo però ai legumi parte del sapore; le lenticchie non hanno bisogno di essere tenute a bagno.

I Fagioli

Sono noti da tempo immemorabile. Originari dell`America, sono stati coltivati fin dai tempi più antichi: vasi contenenti fagioli sono stati trovati in Perù nelle tombe del periodo pre-Inca; erano molto apprezzati anche dai Romani (ne troviamo cenno nel ricettario di Apicio «de re coquinaria»); furono introdotti in Europa nel XVI secolo in seguito alle spedizioni spagnole nelle Americhe. In ogni tempo questo legume ha costituto il piatto forte sulle mense dei ceti meno abbienti, tanto da meritare l`appellativo di «carne dei poveri». I fagioli comprendono oltre 300 varietà, una sessantina delle quali commestibili. Ve ne sono di bianchi, rossi, neri, variegati, piccoli, grandi, tondeggianti, schiacciati: si passa, per esempio, dal fagiolo «messicano» (piccolo, nero e tondeggiante) al fagiolo "di Spagna" (grande, bianco e schiacciato).

Dato il gran numero di qualità disponibili, i fagioli si prestano a una notevole varietà di preparazioni (zuppe, minestre, passati, contorni, insalate) e sono digeriti lentamente, determinando quindi un prolungato senso di sazietà.

Le Lenticchie

La lenticchia fu uno dei primi alimenti coltivati e consumati dall`uomo: se ne sono trovate tracce in Turchia in scavi risalenti al 5.500 a.C. ed anche in tombe Egizie del 2.500 a.C.

La lenticchia ebbe larga diffusione nei Paesi dell`Asia Minore, per poi diffondersi in Europa.  

Esistono varietà a semi più grandi (6-9 mm), gialli o verdi, coltivate soprattutto negli Stati Uniti nell`America del Sud, e varietà a semi più piccoli (2-6 mm), arancioni, rossi o marroni, coltivate nel bacino del Mediterraneo, nel Medio Oriente e in India.

Il loro uso più frequente è sotto forma di passato oppure come zuppe o in umido o come contorno di insaccati cotti (zampone, cotechino): è proprio in questa veste che durante le festività di fine anno la lenticchia trionfa su tutte le mense come gustoso e bene augurante contorno.

I Piselli

Insieme alle lenticchie, sono i legumi di cui si hanno notizie più antiche. Forse originari dell`Asia, le loro prime tracce risalirebbero addirittura all`ultimo periodo dell`epoca della pietra.

Oggi sono largamente coltivati nell`Europa Centrale e Meridionale, e sono diffusissimi in Italia. Sono disponibili nelle varietà lisce o rugose, gialle e verdi, e si trovano in commercio interi o sgusciati e spezzati.

Vengono consumati sia freschi che secchi, sia conservati in scatola che surgelati. Le moderne tecniche di conservazione permettono di disporre di piselli freschi in tutti i mesi dell`anno.

Anche i piselli, come tutti gli altri legumi, sono ottimi per confezionare dei gustosi passati di verdure.

I Ceci

Furono uno dei primi alimenti consumati dall`uomo. Originari dell`Oriente, il loro nome deriva dalla parola latina "aries", (ariete) che richiama la forma del seme.

Sono particolarmente diffusi nel Medio Oriente e in India, dove rappresentano un alimento di base.

I ceci si prestano molto alla preparazione di gustose minestre, e possono essere utilizzati anche con la pasta, come contorni o in passati, forma questa consigliabile per le persone dall`apparato digerente delicato.

Le Fave

Pianta antichissima, originaria della Persia e dell`Africa Settentrionale, era già conosciuta nell`antico Egitto, ma le sue prime tracce risalgono addirittura all`epoca del bronzo e del ferro: sono state probabilmente i primi legumi consumati dall`uomo, perché non necessitavano del fuoco per essere preparate e mangiate, al contrario di quanto accade per fagioli, piselli, ecc., che hanno bisogno di subire una cottura per divenire commestibili.

Attualmente se ne coltivano diverse varietà, con semi di differenti grandezza e colore. Il loro consumo in Italia è stato notevole fino all`inizio del secolo, poi è andato gradualmente calando. In certe zone (Mezzogiorno, Sicilia) sono consumate come frutta, oppure allo stato secco in minestre con pasta o verdure.

Il consumo di fave, in particolare modo di quelle fresche può provocare il favismo, una forma di anemia da fragilità dei globuli rossi che insorge solo in persone predisposte geneticamente.

Il favismo è diffuso nel bacino del Mediterraneo e particolarmente in Sardegna.

Il Tartufo

Nei magnifici boschi di faggio in simbiosi con le querce, betulle, noccioli, pino nero ha trovato un perfetto habitat il “Tartufo Nero” di Bagnoli Irpino ( Tuber Mesentericum). Esso costituisce un importante risorsa economica del Comune di Bagnoli Irpino, dove raccoglitori esperti accompagnati fedelmente dai loro cani con fiuto infallibile si danno appuntamento in autunno per la sua raccolta.

Il Tartufo Nero pur essendo rinvenibile in varie zone del centro e del sud Italia, ha trovato il suo habitat ideale di crescita in una ristretta zona dell’Irpinia, Bagnoli, ma anche sui massicci del Terminio e del Cervialto e lungo tutta la fascia dorsale dei monti Picentini, che si trovano tra Avellino e Salerno.

Il Tartufo nero da oltre duemila anni ha trovato posto nella più raffinata cultura gastronomica, apprezzato per il suo inconfondibile aroma che ricorda l’acido fenico. Il prezioso tartufo è il corpo fruttifero di un fungo ascomicete, si presenta con corteccia sempre ruvida, polpa nera o violacea con sottili venature chiare ramificate. E’ una specie molto simile allo scorzone ma si differenzia da esso per l’odore di fenolo. Raggiunge dimensioni anche notevoli, infatti sono stati ritrovati tartufi dalla dimensione di un pompelmo. E’ considerato anche come una sentinella dell’ambiente poiché questo fungo non cresce in terreni inquinati.

Per quanto concerne le caratteristiche dietetico nutrizionali, il Tartufo Nero è composto essenzialmente da acqua, fibre e minerali. Esso ha funzione esclusivamente aromatizzante nei nostri piatti quindi le dosi che vengono assunte risultano trascurabili ai fini nutrizionali. In cucina il Tartufo Nero ha svariati modi di utilizzo, si possono preparare molteplici piatti, da un aperitivo alla preparazione di crostini, al condimento di un primo o di un secondo piatto, a base di carne o di pesce, accostato ad un buon olio d’oliva.

I Carciofi

La piana di Paestum si distingue da sempre per la produzione su vaste aree di verdure e frutta di ottima qualità . Oltre alle tradizionali produzioni locali come il pomodoro, le zucchine, i finocchi e le varie insalate, oggi la produzione del carciofo ha assunto una rilevanza notevole. Quest’ultimo è una pianta originaria dei paesi del Mediterraneo orientale e dell’Africa settentrionale.

Dai documenti statistici del Regno di Napoli nel XIX si evince la presenza di carciofi nella zona di Eboli e Capaccio. Le prime coltivazioni dovrebbero essere state impiantate da agricoltori nel Napoletano, proprio nelle zone adiacenti ai famosi Templi di Paestum. Una diffusione della coltura in senso economico si ebbe invece solo verso la fine degli anni ’20, in seguito alle opere di bonifica  di trasformazione.

Il carciofo di Paestum ha doti salutari e virtù terapeutiche dovute al suo contenuto salino e vitaminico: esso infatti contiene calcio, fosforo, ferro, sodio, potassio ed è quindi tonico, stimola il fegato, calma la tosse, contribuisce a purificare il sangue, fortifica il cuore, dissolve i calcoli e disintossica. Per queste sue caratteristiche esso è molto apprezzato in cucina, dove viene utilizzato nella preparazione di svariate ricette e piatti locali.

La produzione nazionale si concentra prevalentemente al meridione ove esso trova l’ambiente ideale per crescere grazie alle caratteristiche morfologiche dei terreni. La locazione in una zona irrigua, pianeggiante e litorale rende di facile attuazione sia le tecniche di irrigazione che la meccanizzazione di alcune pratiche colturali.

Le pratiche agronomiche che riguardano questa coltivazione vanno dalla raccolta al diserbo, taglio estivo degli steli e le scardacciature. Si ha poi una forte concentrazione di questo prodotto nella Piana del Sele che si ritrova ad essere il luogo ideale per la sua coltivazione e produzione . Il Carciofo di Paestum, infatti, presto otterrà il marchio IGP (indicazione geografica protetta), che è un riconoscimento importante per il prodotto campano.

Il Pomodoro S. Marzano

Il pomodoro è originario delle Americhe e appartenente alla famiglia delle solanacee ( la stessa del tabacco e patate), si diffuse a Napoli dalla Spagna nel XVI secolo. Inizialmente considerato pianta medicinale, entrò nelle cucine partenopee solo alla fine del Settecento mentre prima era guardata con sospetto e addirittura creduto velenoso.

Nella zona di San Marzano sul Sarno sono state rinvenute millecinquecento tombe databili dal IX al VI secolo A.C., da questo storico ritrovamento prende il nome il famoso pomodoro a fiaschetto (S. Marzano). Di recente sono state rinvenute altre venti tombe site a tre metri di profondità ricoperte da lapilli fuoriusciti dall’eruzione del 79 A.C. Per i reperti rinvenuti, presto si aprirà un museo a Sarno, al centro di quell’agro nocerino-sarnese noto per i suoi pomodori e per le caratteristiche di fertilità del suolo ed un giorno si spera anche per i reperti archeologici.

Il pomodoro di S. Marzano è denominato “oro rosso” per il valore economico che assumeva, soprattutto in passato per l’agricoltura della zona in cui viene prodotto. Quest’ultimo è famoso ormai in tutto il mondo, essendo l’ingrediente principale della pizza, pasta, mozzarella e contribuendo come pelato al diffondersi del concetto di dieta meridionale.

Il primo pomodoro ad essere utilizzato per la produzione dei pelati è stato appunto il pomodor denominato S. Marzano, anticamente indicato come “Lunga” per la forma del frutto. In una contrada ricadente nel territorio dell’Agro Sarnese-Nocerino, si originò, per ibridazione fra tipi di pomodoro locali o per maturazione, il famoso pomodoro a bacca allungata che prese il nome S. Marzano.

Le coltivazioni di S. Marzano sono realizzate esclusivamente su terreni pianeggianti, irrigui, di origine vulcanica, tendenzialmente uniformi e naturalmente fertili sia per le caratteristiche fisico chimiche dei materiali vulcanici, sia per la presenza di sufficiente quantità di sostanza organica che caratterizzano ulteriormente la elevata fertilità. I terreni dell’Agro Sarnese-Nocerino, avendo avuto origine dalle eruzioni vulcaniche del Somma-Vesuvio e dalle formazioni preappenniniche circostanti, posseggono caratteristiche fisico-chimiche tali da farti classificare tra i migliori terreni

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